LA SCUOLA SEGUE SOLO I PIÙ BRAVI?

Roma, 19 marzo 2018

Parliamo dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

La mamma di M. mi dice che è stata convocata dalle insegnanti perché suo figlio probabilmente è disgrafico e soprattutto non riesce a comprendere il testo nella sua interezza.

Porta il bambino a fare una valutazione dalla quale non emergono difficoltà oggettive. Mi racconta che nonostante questo, si sente in colpa perché le difficoltà di suo figlio continuano e lei non sa cosa fare. Si sente in colpa perché M. le ripete che tanto non prenderà mai un bel voto perché ha capito di essere stupido. Si sente in colpa perché i genitori dei compagni di scuola di suo figlio lo hanno etichettato come “quel bambino con problemi”.

Forse bisognerebbe fare una riflessione di natura pedagogica, sugli strumenti che la scuola ha per prevenire difficoltà cognitive ed emotive ai bambini. Si, perché quando un insegnante crede che un bambino non ce la può fare questo prima o poi si avvera.

Selezionare, a volte anche in buona fede, i bravi dai meno bravi, quelli che apprendono senza fatica da quelli che presentano ancora delle immaturità, una sorta di “selezione naturale” che naturale non è, soprattutto perché è la scuola che dovrebbe insegnare ai bambini a pensare, a sviluppare il problem solving, a diventare autonomi nello studio. Strumenti che i bambini non posseggono se non gli vengono insegnati a scuola.

Non conoscere come funzionano i processi cognitivi negli apprendimenti genera montagne insormontabili per le famiglie, per i bambini e anche per le strutture pubbliche che si trovano sovraffollati dalle segnalazioni delle scuole.

Oggi M. ha 12 anni, frequenta la prima media, non è disgrafico (benché la sua grafia non sia proprio bellissima, dice lui!) e qualcuno in questi anni per fortuna gli ha insegnato come si decodifica e rielabora un testo.

Il Drago Scuola

Facebook commenti
Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *