Nasce la nuova rubrica Caro Drago…

Pubblicheremo le vostre migliori lettere!

Caro Drago, ti scrivo…

“Piccoli istanti” di Mario da Siracusa

Poter cambiare il corso degli eventi tanto casuali e imprevedibili che la nostra vita è tessuta di fili fragili tenuti insieme dalla saliva inconsistente di un bruco ignaro; noi che ci facciamo vanto di una determinazione che non esiste come inesistente è il concetto di storicismo di cui fece giustizia a suo tempo Popper, perché tutto viene deciso dal caso e trova senso solo nella incoerente sequenza degli eventi di questa microscopica porzione del pianeta terra momentaneamente abitata da noi in una frazione infinitesimale del tempo che scorre; né hanno motivo di argomentare più di tanto coloro che sostengono le loro filosofie immaginando un grande architetto che guida il nostro destino mentre noi fatichiamo a farci ragione di quanto ci è occorso persino un minuto fa e nei giorni nelle settimane negli anni e decenni del nostro ieri.

Faremmo bene piuttosto a considerare l’esistenza un ammasso disordinato di infiniti piccoli istanti a cui sarebbe bastato e basta comunque un niente per decidere diversamente – al pari di un piccolo diesis o bemolle che altera la dimensione sonora se non il prosieguo di una musica – e il medesimo principio s’applica all’esistenza nostra e di tutti coloro che per accidente abbiamo incontrato o avremmo potuto incontrare in ciascun momento dell’esistenza; ritengo dunque che basti assai poco per cambiare la nostra sorte dato che noi siamo sempre in grado di farlo senza arrenderci o senza badare a quanto ci capita quale conseguenza di ciò che riteniamo un preciso atto di volontà o che abbiamo subìto per decisione altrui; tornare indietro è possibile in ogni minuto secondo della vita se solo ci fermassimo un po’ più frequentemente a immaginare il futuro – proiettando quella che ci appare la più probabile fra le tante evoluzioni dei nostri gesti – e mi sembra pure che lo facciamo senza eccezione nei milioni di passi accennati o incompiuti o solo simulati nei nostri giorni; difatti siamo abituati a pensare qualcosa e convinti la iniziamo ma subito la tralasciamo così influenzando diversamente se non in modo nettamente opposto ciò che chiamiamo destino che altro non è che l’esito delle vicende tentate o che crediamo subìte per iniziativa altrui; e appare ridicolo a cose fatte l’attribuire a chissà quale disegno l’aver preso una strada diversa visto che noi in questo preciso istante possiamo sempre incamminarci per un sentiero contrario che non ci viene impedito da alcuno e tutto questo viene chiamato anche libero arbitrio o se preferiamo semplicemente capriccio, con un’implicita connotazione negativa per i gesti contraddittori, che invece sono la maggioranza se non la totalità del nostro agire, certamente nella dimensione invisibile delle intenzioni che ci avevano mosso un attimo o un’ora o un mese prima.

Per questo sembra verosimile che il corso degli eventi sia modificabile in ogni momento e che nulla ci impedisca di farlo se non la paura l’inerzia o il desiderio di essere o solo apparire coerenti con le affermazioni di ieri; questa commedia, ma sarebbe meglio chiamarla farsa, è la vera trama nascosta della quotidianità degli affari dell’amore e delle amicizie o semplici conoscenze e degli incontri occasionali – gli stessi che ci forniscono la materia per plasmare a piacimento le immagini pubbliche o le intime convinzioni che più ci sono gradite come uomini o donne sicuri determinati e tenaci negli obiettivi o fedeli negli amori, passando per uomini integri nel sociale e persino dotati di capacità e qualità precise, mentre le virtù che meniamo in giro altro non sono che la veste di cui ammantiamo gli episodi che più volentieri ricordiamo, tanto che finiscono per entrare a far parte del nostro repertorio semi-permanente.

Già Proust s’era accorto che le virtù non sono nulla di stabile e sicuro e non costituiscono affatto entità a se stanti che permeano il carattere dell’uomo, ma sono soltanto atteggiamenti adottati in alcune delle migliaia di circostanze del nostro controverso e per lo più incoerente stare al mondo, tant’è vero che rimuoviamo senza pudore dalla memoria e alla fine dalla stessa coscienza i particolari vissuti che contraddicono la veste che più ci piace indossare.
E anche questa è un’indubbia capacità umana e fa parte del libero arbitrio.

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