L’economia sommersa e’ sempre un male?

L’economia sommersa non e’ necessariamente dannosa per la crescita e la salute economica di un paese.

In primo luogo perché’ l’economia reale viene tassata e gli incassi fiscali vengono utilizzati in modo non efficiente.
Proprio in questi giorni le dichiarazioni dell’imprenditore Romeo riguardo la CONSIP , indicandola come centro di acquisti ‘sprecone’, lottizzata politicamente e circondata da una nutrita schiera di faccendieri e affaristi, indagato anche Tiziano Renzi per traffico di influenze!.
In pratica gli incassi fiscali sono reintrodotti nel circolo economico come ‘spesa pubblica’ generando ‘sacche’ di spreco rappresentate da sovra-fatturazioni, mazzette, acquisti inutili, acquisti di prodotti obsolescenti .
Di fatto i denari si incanalano in tanti vicoli ciechi, in tanti rami morti che non generano ulteriori sviluppi del PIL a cascata.

Facciamo un semplice esempio: se lo Stato con l’incasso fiscale acquista un ecografo obsoleto per un ospedale cosa accade?:

– l’ecografo obsoleto non stimola ricerca e sviluppo tra le aziende fornitrici innescando fenomeni di stagnazione del progresso con effetti sull’economia degli anni a venire.
– L’ecografo obsoleto presenterà un prezzo molto più alto del suo valore produttivo essendo un prodotto maturo con costi produttivi contenuti. Quindi ingrassa solo produttori consolidati e organizzati sul mercato. Gli utili di questi produttori/fornitori non necessariamente saranno re-investiti ma formeranno riserve finanziarie nelle mani di pochi dannose per il circolo economico
– L’acquisto non efficiente dovuto alla presenza di mediatori faccendieri e fornitori esclusivisti ( spesso mediante gare formulate ad hoc per far vincere sempre gli stessi soggetti) disperdera’ ulteriormente valore aggiunto a favore di pochi soggetti.

Praticamente i soldi che gestisce lo Stato spesso generano un PIL ‘meno buono’ , autoreferenziato, che non alimenta indirettamente l’economia.

In secondo luogo il sommerso va analizzato osservandone le interazioni con l’economia ufficiale. Non necessariamente una quota di sommerso non rappresenta uno stimolo per l’economia.

Chiediamoci poi:

— Quanto il sommerso comunica con l’economia reale?
— Quanto sommerso alla fine genera PIL reale ?
( facciamo un esempio: entro in un negozio e compro un oggetto senza scontrino , a sua volta il commerciante compra dal suo fornitore in nero con i miei soldi, poi il fornitore sempre con gli stessi soldi spezza la catena e acquista un bene con regolare fattura su cui gravano IVA e tasse, in questo caso la catena del nero si e’ spezzata e prima di spezzarsi si e’ creato un certo movimento che non ha fatto incassare lo Stato ma potrebbe aver contribuito indirettamente alla sopravvivenza di altri soggetti economici che in altre forme versano tasse)
— Quanto il PIL reale viene danneggiato dal sommerso ?
(esempio un imprenditore che opera in nero avendo costi e spese minori e non pagando le tasse crea fenomeni distorsivi sul mercato danneggiando altri operatori che pagano regolarmente le tasse)
— Quanto lo Stato ha favorito altra economia sommersa introducendo regimi fiscali forfettari e studi di settore che spingono l’imprenditore ad adattarsi fiscalmente ad uno schema predefinito anche in presenza di maggiori ricavi ?
Peraltro queste politiche fiscali non hanno incentivato la crescita dimensionale delle imprese e hanno favorito lavoro in nero in quanto l’ottimizzazione fiscale in presenza di regimi fiscali forfettari si ottiene con fatturato ridotto e poche spese ( e quindi parte degli incassi neri e lavoro nero dei collaboratori)

Insomma che l’ISTAT dichiari che il sommerso rappresenti il 13 o il 12.8 per cento non serve a nulla!
Non sono rilevanti questi scostamenti essendo dati per definizione imprecisi, oltre che non illustrarci e non farci comprendere al meglio il fenomeno del sommerso.

Sarebbe altresi’ opportuno istituire un ‘Osservatorio per il lavoro e l’economia sommersa’ che si occupi in modo permanente di analizzare le interazioni tra le due economie e quale sia il giusto punto di equilibrio, quale e quanta quota del sommerso sul PIL reale puo’ essere uno stimolo e non un danno.
Un’esempio calzante: la crisi del commercio ha ulteriormente abbattuto il PIL.
Vi siete chiesti perché?

Vi diamo una delle risposte:

l’imprenditore commerciale ( commercianti su strada compresi) avendo storicamente e per provenienza sociale e culturale una forte attitudine al consumo e al re-investimento di fatto nei periodi floridi hanno favorito indirettamente il mantenimento o la crescita del PIL.
I commercianti non hanno quasi mai accumulato infinitamente il denaro ma lo hanno utilizzato vorticosamente stimolando fortemente l’economia.
D’altro canto detenere conti esteri con milioni e milioni di euro fermi e’ un danno per il paese ( e tra questi ricconi non ci sono i commercianti! )
Quindi governo attuale e futuro attivatevi per la nascita di un ‘Osservatorio sull’economia sommersa’ che si occupi di studiare dinamiche e flussi tra economia reale e sommersa cercando di intercettare fiscalmente il sommerso che non genera movimento e lasciar correre il sommerso che e’ funzionale all’economia stessa.

Firmato il Drago

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