Il diario segreto dei bulli

Di pochi giorni fa la notizia del padre campano che pubblica sui social le foto del figlio pestato dai bulli.

Giù polemiche su ciò che sia più o meno corretto fare. Conviene pubblicare il tutto oppure cercare di usare i canali tradizionali ed istituzionali.
C’è sicuramente un cambio epocale e comportamentale.
Un tempo il regalo per eccellenza delle feste di compleanno delle elementari era il diario segreto. Quello dove spiccava in bella vista un lucchetto dorato.
Oggi il regalo è un cellullare, possibilmente collegato ai social network dove poter stendere in piazza ogni tipo di accadimento.
Il privato ha perso totalmente i propri confini. Esisti se mostri…un po’ come l’albero che cade in una foresta dove non c’è nessuno e ci si interroga se sia caduto realmente oppure no.
Il paradigma odierno dell’esistenza è condividere, mostrare, sparlare, postare.
Il concetto stesso di segreto viene rideterminato. Oggi non abbiamo più segreti.
Come dare quindi torto al padre del ragazzino. Lui ha fatto solo ciò che oggi la società gli richiede. Ha dato eco ad una vicenda che altrimenti sarebbe passata sotto traccia. In tal modo ne hanno parlato tutti, se ne è discusso, ci si è interrogati ed anche agli organi di governo del territtorio è arrivata la notizia.

Obiettivo raggiunto e forse è l’unico modo per raggiungerlo.

E’ necessario interrogarsi sul ruolo della rete negli episodi di bullismo, razzismo e crudeltà.
E’ il solo specchio del mondo o un catalizzatore ed amplificatore.
La derisione tra i banchi di scuola e gli episodi di bullismo sono sempre esistiti, ma forse la differenza era che rimanevano nelle mura della classe e veniva, in processi di interazione sociale più semplici, superati.
Ora quando un processo di questo tipo viene dato in pasto alla rete si moltiplica come un sasso lanciato nello stagno.
Lo smartphone è una miccia che fa detonare l’evento ed una volta che l’evento è detonato non c’è possibilità di arginarne l’onda d’urto. Semplicemente perché non si hanno gli strumenti, non li hanno gli adolescenti o pre adolescenti che si trovano a combattere con qualcosa più grande di loro (il mondo), ma la verità è che non lo abbiamo neanche noi adulti.
Il rischio allora che lo smartphone diventi un arma solo per i bastardi moderni, il padre del ragazzo ha forse dimostrato che può essere usato anche in maniera differente, con un ottica differente. Come dire “pan per focaccia”.

Firmato Il Drago

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