La solitudine del WEB

Oggi è un giorno speciale. Sono al lavoro e non posso usare Internet.

I PC sono staccati mentre gli elettricisti procedono ad una manutenzione dell’impianto.

Ora non posso lavorare né usare internet, ma ne approfitto per scrivere un articolo a penna, come non facevo da tempo!

Evviva! Dopo almeno un’ora di disagio e spaesamento sto riprendendo contatto con me stesso.

Sì è proprio un giorno speciale, sono costretto a pensare da solo senza cercare nella rete un riferimento o una conferma di ciò che penso faccio o scrivo, come normalmente faccio!

Soltanto osservando un oggetto sul tavolo o leggendo un appunto di lavoro mi esplodono in testa pensieri, ricordi, attimi sfuggiti, momenti persi. Una sorta di potenziamento del pensiero.

Non sto deducendo solo oggi che il WEB ci accartoccia e ci decomprime il pensiero. L’ho sempre pensato.
Sempre presi a smanettare sul PC o sullo SMARTPHONE perdiamo sempre più contatto con noi stessi.

Come un bambino che si accontenta di poco per giocare e divertirsi ora mi devo accontentare del mio pensiero puro, della mia introspezione, dei miei ricordi sommersi da tante informazioni inutili!

La rete ci svuota dell’approfondimento introspettivo utile alla nostra maturazione… troviamo nella rete una giustificazione ai nostri comportamenti… e tendiamo a pensare e riflettere sempre di meno.

Già impostando una ricerca su GOOGLE in modo diverso troviamo una risposta diversa. La rete dice tutto e il contrario di tutto e giustifica con facilità le nostre azioni presenti. Siamo sommersi da tantissime informazioni contraddittorie difficili da estrarre e ripulire.

Così cerchiamo tra le rete informazioni a nostra immagine e piacimento avallando e rinforzando anche i nostri errori.
Non c’è un vero confronto con gli altri e con la verità ma troviamo una massa infinita di informazioni disorganizzate. Quando cerchiamo al buio senza pregiudizi rischiamo di incappare in una bufala, quando vogliamo assecondare il nostro pensiero miriamo ad una sotto selezione di informazioni che ce lo assecondano, rafforzando in modo erroneo la nostra autostima.

Basta cambiare le parole nella ricerca ed ecco un risultato diverso! Spesso proprio quello che ci aspettiamo di trovare… scrivo VACCINI PERICOLOSI ed escono articoli di controinformazione sulla pericolosità dei vaccini, scrivo VACCINI SICURI ed ecco informazioni diverse.
Dove sta la verità?
Spesso è tangibile e facilmente districabile dal groviglio, altre volte no.

Ma come era la vita senza il WEB?

Nella vita senza WEB il contesto in cui nascevamo poteva toglierci opportunità ma poteva anche darcele. La reazione al disagio sociale, il nascere in contesti poveri e difficili, la diversità dai nostri genitori e dal nostro gruppo parentale hanno sempre generato grandi persone o comunque favorito una maturazione psicologica e relazionale. Il confronto sociale era limitato al nostro circondario di persona… l’infinità del mondo e delle informazioni era oscurata e non raggiungibile dai più.

Ma è preferibile una grande massa di informazioni caotiche difficili da organizzare o poche informazioni anche non corrette da rielaborare strada facendo nel proprio percorso di vita, scartando quelle inutili e maturando progressivamente? È una risposta difficile, ma sicuramente non stiamo utilizzando al meglio WEB, da opportunità sta diventando uno strumento di disfacimento intellettivo e culturale.

Pochi rapporti, poche relazioni nella vita potenziano le capacità relazionali oltre a potenziare tolleranza e rispetto. Se scappo da chi è diverso è perché temo il confronto e non voglio intraprendere un percorso di maturazione e di potenziamento relazionale che passa anche per la sofferenza… Il WEB ci apre al mondo, ad una diversità di contatti sociali, ma quali e quanti sono arricchenti? In quanti casi approfondiamo la relazione con la persona con cui chattiamo?
Come la vita dimostra, sono le lunghe storie d’amore e non le decine di relazioni occasionali a renderci capaci di sviluppare empatia e tolleranza.. d’altro canto aumenterà l’intolleranza (e per intolleranza includo tutto anche quella politica razziale o religiosa) e la superficialità emotiva e relazionale se scappiamo sempre dai problemi e passiamo sempre ad altro… con la scusa che possiamo trovare altro cambiamo in continuazione e non affrontiamo i problemi… come può svilupparsi un’integrazione tra i popoli se neanche siamo più in grado di gestire e potenziare i rapporti più facili con i nostri compagni/e inquilini compaesani e concittadini?

Si è vero con il WEB possiamo conoscere il mondo con un click, ma quanto poi lo conosciamo veramente? L’approfondimento culturale e quello relazionale non sono i parametri fondamentali di questo nuovo modo di esistere. Tutti infarinati di tutto, tutti amici di tutti ma niente approfondimenti né culturali né amicali.
La verità è che non ci conosciamo più, ci conosciamo per viaggi fatti e vestiti indossati, per foto postate e per simboli che ci rappresentano, le conversazioni con gli internauti sono ridotte all’osso e si riducono a poche sillabe e veloci saluti e spesso effettuate in simultanea… gestire i contatti è un lavoro… i nostri contatti sui “social” sono la nostra carta d’identità sociale e nessuno vuole rinunciare a questa pubblicità, utile o inutile che sia.

Le informazioni che girano tra noi sono omogeneizzate, adulterate, massificate e convenientemente classificate a nostro piacimento (i nostri contatti ne sono l’esempio più lampante). Non ci mettiamo più in discussione e favoriamo la nostra mediocrità il nostro senso di appartenenza a sottogruppi di amici (però stranamente visibili a tutti), il nostro egoismo e anche un certo decadimento culturale.
Abbandonare con frequenza rapporti amicizie relazioni è sintomo dello scarso arricchimento culturale che pervade l’era moderna. INTERNET ha portato anche a questo, la sua velocità ci ha portato ad essere veloci anche nelle decisioni, nei cambi di rotta. Tutto può cambiare in poco tempo, come il web e la sua volatilità, ma nulla si rafforza e si solidifica, compresi i rapporti con gli altri.

Prima del Web i nostri gesti le nostre azioni erano condizionate da pochi; si cresceva e si raggiungeva la maturità affermando la propria individualità e si affrancava il proprio pensiero la propria indipendenza nel rispetto di chi ci stava intorno amici e parenti che fossero.
La maturità di un uomo nasceva dal confronto continuo con poche persone spesso diversissime.
Un confronto spesso duro che faceva crescere la nostra forza interiore. Le difficoltà relazionali erano la prima fonte di maturazione. Nei rapporti con i genitori l’adolescenza rappresentava l’apice di tutto ciò, il confronto generazionale come elemento di rottura, con la successiva distensione verso l’età adulta.
Ora i ragazzi sono amici dei genitori ma neanche in modo costruttivo. Gli stessi genitori presunti amici dei figli sono invece intenti a soddisfare i propri bisogni trascurando la formazione emozionale di cui un figlio ha bisogno. E proiettano sui figli anche i loro bisogni. Piace a me lo Smartphone lo compro anche a lui.
I genitori comprano uno smartphone una Playstation o un tablet convinti fare felici i figli?
E per punizione? Si leva loro la Playstation o lo stesso Smartphone! Allora non erano uno strumento di felicità!
Se lo fosse perché levarglielo?
Ancor di più queste contraddizioni dimostrano la sconfitta educativa di queste ultime generazioni di genitori.

Prendi tuo figlio e portalo con te a spasso, parla con lui dei suoi problemi, delle sue aspettative forse mancate, della sofferenza a cui non è più abituato. Riscopri il dialogo e l’intimità affettiva!

Questa è una lettera di forte critica ad alcuni aspetti del WEB, i “social” ci fanno confrontare con il nulla.. un “mischione” di idee e pensieri che non sono di nessuno… quasi nessuno di noi pensa senza valutare il potenziale giudizio degli osservatori della rete, amici non amici o nemici che siano. Tutti intenti ad apparire qualcosa che non siamo… perché pende il giudizio di chi ci osserva occasionalmente o volutamente.
La vita non è più una graduale affermazione di se stessi ma tendiamo a modellare la nostra immagine sulla base di come vogliamo essere percepiti.
Non ci sarebbe niente di strano in questo… peccato che i nostri profilo indicano 50 100 500 1000 amici che poi amici non sono. E peccato che i nostri profili sui “social” sono quasi tutti aperti ai terzi! Con relative foto della nostra intimità familiare!

Questo potenziamento della nostra immagine avviene anche mediante un tam tam di copia copia compulsivi diretti a persone che con la nostra vita non hanno niente da condividere.
Allora tutti più “social” con questa immagine adulterata conformizzata per una massa informe di potenziali lettori e osservatori del nostro profilo…

Una volta i nostri comportamenti erano condizionati dal giudizio di pochi, conoscenti stretti, familiari o amici, ora ci modelliamo sulla base della nostra visibilità mediatica presente e futura. Il nostro passaporto è il nostro profilo Facebook, guai ad apparire diversi da ciò che gli altri si attendono da noi!

Ragazzi e ragazze uomini e donne, non sarebbe ora di cambiare registro?

Firmato Il Drago

 

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