I politici di pietra

Il fatto che l’Italia abbia un rapporto privilegiato con la Santa Sede non può che essere motivo di orgoglio e di vanto mondiale. Lo Stato enclave unico nel suo genere, meta di turismo da ogni parte del mondo. Questo strettissimo legame con l’Italia ha comunque portato la politica del nostra paese a subire un costante influsso (negativo o positivo che sia) sulle decisioni intraprese. Ancora oggi la sua ombra si fa sentire in maniera costante.

Le ultime notizie apparse sui giornali ne sono l’inconfutabile prova. Il concorso per medici non obiettori di coscienza bandito dalla Regione Lazio per il reparto di ginecologia dell’Ospedale San Camillo da un lato, la tristissima storia, ma ricca di dignità, del Dj Fabo che è andato a morire in Svizzera perché nel nostro paese ciò non è permesso.

Occorre una riflessione serie su questi argomenti, perché sono argomenti di una serietà enorme, perché riguardano le persone nel loro essere più intimo e perché entrambe comportano una scelta fatta di sofferenza e accompagnata da notti insonni.
Nel caso dei medici obiettori si ha una legge (Legge del 22 maggio 1978, n. 194) che permette alla donna la libera interruzione di gravidanza sino al terzo mese, nel seconda caso invece esiste un enorme vuoto legislativo che non permette nel nostro paese la pratica dell’eutanasia.
Questi due lati della stessa medaglia (entrambi parlano di morte per un bambino che non nasce e per una vita che non continua) hanno scosso e continuano a scuotere l’opinione pubblica. Ognuno si sente in diritto di affermare cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Chi è stato codardo nella propria scelta e chi invece ha lottato fino alla fine.

Noi questa strada non la batteremo, perché ognuno ha la sua coscienza ed ognuno è capace di farsi una propria idea. Noi come sempre tenteremo di seguire i fatti e di comprendere cosa sia giusto per la collettività.
Alla fine dei conti la miglior legge è quella che, nel sentire comune, è capace di dare una risposta alla maggior parte degli interrogativi, lasciando che le libertà individuali siano costrette il meno possibile. In una grande comunità, cosi come può essere uno stato, le varie richieste degli individui devono essere messe insieme e poi tramite un sunto relativo a tutte le istanze tirar fuori ciò che di meglio si possa fare.

Ora nel caso della legge sull’interruzione di gravidanza (tralasciando le ali cattoliche, le femministe e tutti coloro che possono esprimere un etico consenso/dissenso) dobbiamo partire dal fatto che una legge c’è, esiste ed in quanto tale non solo deve essere fatta rispettare, ma deve dare la possibilità al cittadino di poterne fare ricorso quando lo ritenga opportuno.
In uno Stato con una legge sulla possibilità di abortire, che non esisteva fino al 1975 (periodo in cui era ancora reato abortire) e che si è andata configurando dopo il referendum del 17 maggio 1978 (che ha diviso l’opinione pubblica del nostro paese), non è accettabile ritrovarsi in una struttura pubblica dinanzi a solo obiettori di coscienza e non ricevere il dovuto supporto (morale e procedurale).
Non è accettabile perché se da quel referendum il popolo ha votato in una determinata maniera, lo Stato deve fare in modo che quella legge sia applicabile sempre e ovunque. La Regione Lazio in tal caso ha fatto la cosa più giusta che si potesse fare, rendere applicabile la legge.
I dibattiti sull’aborto non hanno in tale circostanza nulla a che vedere con la problematica presentata.
Qui non discutiamo se si può o non si può abortire (lo abbiamo fatto nel 1978 e fintanto che qualcuno non proporrà un nuovo referendum non c’è spazio per null’altro), discutiamo del fatto che in uno stato di diritto si seguono le leggi ed in uno stato di diritto è necessario procedere in ogni modo affinché la legge sia applicabile nella sua interezza.

Il secondo caso che andiamo a trattare è differente, poiché qui non vi è una legge che permette ad una persona la dignitosa morte nel proprio paese, vicino alle persone che ama. Oggi Dj Fabo è andato a morire in Svizzera con una decisione volontaria, premendo lui stesso il tasto negli ultimi minuti, ponendo fine ad una vita che lui stesso definiva non vita. Dal lontano 2009, era il caso di Eluana Englaro, ad oggi non è cambiato nulla. Quasi 10 anni di non decisioni.

Il morire dignitoso è un diritto della personale inalienabile, e per quanto possa sembra un ossimoro è sacro. E’ un momento pieno di dolore ed è una scelta altrettanto coraggiosa di chi decide di voler continuare a vivere.

La nostra politica è in uno stato “non decisionale” da decenni oramai. Si insabbiano iter parlamentari al fine di non giungere mai ad una presa di posizione seria. Se si pensa alla legittimità dell’aborto si è giunti tramite un referendum popolare e che ancora oggi l’applicabilità di questa legge nei fatti non era per nulla garantita.
Se la si vuole garantire con un’assunzione mirata, e secondo noi più che giusta, si scatena il putiferio, come se non si parlasse della cosa più normale di questo mondo.

Ecco cosa uccide da decenni il nostro paese, l’immobilismo in ogni dove, l’impossibilità di prendere una decisione, di decidere per la collettività, anche sbagliando, ma decidendo. Gli altri paesi sono più civili del nostro per il semplice fatto che non si perdono in tremila sterili dibattiti, ma decidono a torto o ragione.

Uno stato così è uno stato che meriterebbe l’interruzione della gravidanza o nel caso in cui oramai fosse adulto uno stato che avrebbe scelto da tempo per se stesso l’eutanasia.

Firmato Il Drago

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